Dottoressa Grazia Dragano

SPAZIO, ASCOLTO, ORIENTAMENTO

Ritrova il filo di te stessa, anche quando tutto cambia

Aiuto donne con carcinoma mammario che si trovano a fare i conti con qualcosa che stravolge tutto a ritrovare stabilità, continuità e contatto con se stesse, anche dentro un’esperienza che sembra spezzare ogni equilibrio.

Il metodo

Non è la malattia che definisce chi sei.

È il modo in cui impari a stare dentro a ciò che stai vivendo.

Attraverso un lavoro clinico che integra psicoterapia, psico-oncologia, neuropsicologia e pratiche di consapevolezza, ti accompagno a prenderti cura del tuo mondo interno mentre tutto cambia, aiutandoti a ridurre ansia, paura e tensione e a ritrovare, passo dopo passo, un contatto più autentico con te stessa.

Anche quando ti senti smarrita.

Anche quando non ti riconosci più.

Anche quando tutto quello che stai vivendo sembra troppo da sostenere.

i miei servizi

Percorsi di psicoterapia per ritrovare equilibrio e benessere

Terapia Individuale

Un percorso psicologico che ti aiuta a comprendere il tuo disagio all’interno delle relazioni e dei contesti in cui vivi. L’obiettivo è sviluppare maggiore consapevolezza, rielaborare le difficoltà e attivare risorse utili per il cambiamento e il benessere personale, anche in momenti complessi come l’esperienza della malattia.

Terapia di coppia

Uno spazio dedicato alla coppia per comprendere e trasformare le dinamiche relazionali e comunicative. Il percorso aiuta a gestire conflitti e momenti di crisi, favorendo una relazione più equilibrata e soddisfacente, anche quando la coppia si trova ad affrontare eventi critici come la malattia.

Terapia familiare

Un intervento rivolto all’intero sistema familiare, che permette di leggere e modificare le dinamiche relazionali che possono contribuire al disagio. Attraverso il confronto guidato, la famiglia viene accompagnata verso modalità di comunicazione più funzionali e relazioni più armoniche, anche in presenza di eventi complessi come la malattia oncologica.

Terapia EMDR

Un percorso psicoterapeutico che aiuta a elaborare esperienze traumatiche o particolarmente stressanti che possono continuare a influenzare il presente. Attraverso il protocollo EMDR, è possibile rielaborare questi vissuti in modo più adattivo, riducendone il peso emotivo, anche in relazione a esperienze legate alla malattia.

Istruttrice di mindfulness

Percorsi basati su protocolli strutturati come MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), orientati allo sviluppo della consapevolezza e della regolazione emotiva. Le pratiche proposte aiutano a gestire lo stress e favorire un maggiore equilibrio psicofisico, anche durante percorsi di cura o situazioni di particolare vulnerabilità.

DICONO DI ME

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Grazia Dragano

Aiuto donne con carcinoma mammario che si trovano a fare i conti con qualcosa che stravolge tutto a ritrovare stabilità, continuità e contatto con se stesse, anche dentro un’esperienza che sembra spezzare ogni equilibrio.

Indirizzi e contatti

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“La mamma è malata”: parole possibili da dire ai propri figli, in uno dei momenti più difficili

May 27, 20264 min read

Quando in una famiglia arriva una malattia, non cambia solo la vita di chi riceve la diagnosi.
Cambia l’intero equilibrio.

La famiglia è un sistema vivo: ogni cambiamento in uno dei suoi membri — soprattutto quando riguarda una figura di riferimento come la madre — si riflette inevitabilmente sugli altri.

I bambini, in particolare, sono molto sensibili a questi movimenti.
Anche quando non viene detto nulla, percepiscono tensioni, silenzi, cambiamenti nei ritmi quotidiani, nelle emozioni, nei comportamenti.

E quando non ricevono spiegazioni, provano a costruirsele da soli.

È un processo naturale: i bambini cercano sempre di dare un senso a ciò che accade intorno a loro.
Il problema è che, senza parole chiare, le loro interpretazioni possono diventare più spaventose della realtà.

Per questo, anche se difficile, dire la verità — con parole adatte alla loro età — è un gesto profondamente protettivo.

Ed è proprio qui che, per molte donne che affrontano un carcinoma mammario, emerge uno dei passaggi più delicati.

Non riguarda solo la malattia in sé, ma il modo di portarla dentro la relazione con i propri figli.

“Come glielo dico?”
“Li farò soffrire?”
“E se non sono pronta a reggere le loro reazioni?”

Sono domande profonde, cariche di amore e di paura.
Domande che nascono dal desiderio di proteggere, anche quando dentro si sta attraversando qualcosa di molto difficile.

E non esiste una risposta perfetta.

Ma da un punto di vista psicologico, una cosa è importante tenerla a mente:
il silenzio non protegge davvero.

Non servono parole perfette, ma una relazione che tiene

Uno dei timori più frequenti è quello di “dire la cosa sbagliata”.

Ma nella relazione con i figli, ciò che ha più valore non è la perfezione delle parole,
bensì la qualità della connessione.

Dal punto di vista psicologico e relazionale, il senso di sicurezza non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla possibilità di attraversarle all’interno di un legame che resta.

Anche una frase semplice come:
“La mamma è malata e deve curarsi”
può essere sufficiente per iniziare.

Non è solo una comunicazione.
È un modo per mantenere il contatto, anche dentro qualcosa che spaventa.

I bambini non hanno bisogno di spiegazioni perfette. Hanno bisogno di sentire che possono fidarsi e che non sono esclusi da ciò che sta accadendo nel loro mondo.

All’interno di questa relazione, ci sono alcune cose che è importante poter dire, anche se fanno paura.

È importante chiarire che:

  • non è colpa loro
    I bambini, soprattutto i più piccoli, utilizzano il cosiddetto
    pensiero magico, attribuendo a sé stessi la causa degli eventi.

  • non saranno soli
    Anche se la malattia porterà cambiamenti nella presenza e nelle energie della madre, la relazione non si interrompe.

  • ci saranno dei cambiamenti, e verranno spiegati
    Prepararli aiuta a ridurre l’impatto emotivo di ciò che vedranno.

  • possono fare domande
    Il dialogo aperto permette loro di costruire significato.

  • le emozioni sono legittime
    Paura, rabbia, tristezza: tutto può trovare uno spazio.

Parlare, in questo senso, non è un evento unico.
È un processo relazionale continuo.

È fatto di parole che arrivano un po’ alla volta, di silenzi condivisi, di domande che emergono nel tempo.

Le ricerche mostrano che quando i figli vengono coinvolti in modo chiaro e rispettoso, i loro livelli di ansia tendono a ridursi.

Questo accade perché possono finalmente dare un significato a ciò che percepiscono, senza dover riempire i vuoti con la fantasia.

E, soprattutto, perché possono restare in relazione, anche dentro una fase di grande instabilità.

Non si tratta di eliminare il dolore.
Ma di non viverlo in isolamento.

Se non sai da dove iniziare, puoi partire da qualcosa di semplice e autentico:

“C’è una cosa importante che voglio dirti.
Non è facile per me, ma voglio che tu lo sappia da me.”

Non è necessario dire tutto subito.
È più importante aprire uno spazio, che potrà essere abitato nel tempo.

Quando non hai tutte le parole: piccoli strumenti che possono aiutare

Ci sono momenti in cui trovare le parole giuste può sembrare impossibile.

La fatica, la paura, l’emozione possono rendere difficile anche iniziare.

In questi casi, può essere utile affiancarsi a strumenti semplici, che permettono di comunicare in modo più indiretto, ma non meno efficace.

Le favole, ad esempio, rappresentano un supporto prezioso. Attraverso immagini, simboli e metafore, aiutano i bambini ad avvicinarsi a temi complessi, rendendo ciò che spaventa più comprensibile e meno travolgente.

Alcuni racconti pensati proprio per queste situazioni sono:

  • La principessa e il mostriciattolo

  • Il giardino magico

  • Storia di una cellula impazzita

Non è necessario spiegare tutto nei dettagli.
A volte, condividere una storia insieme può già aprire uno spazio di dialogo.

E se senti che questo passaggio è troppo complesso da affrontare da sola, può essere utile trovare uno spazio in cui poter pensare insieme a come comunicare, rispettando i tuoi tempi e quelli dei tuoi bambini.

A volte, anche solo condividere questo dubbio con qualcuno, può rendere il primo passo un po’ più leggero.

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Grazia Dragano – Psicologo/a
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