Chi sono

Breve biografia

Ciao, sono Grazia Dragano, psicologa - psicoterapeuta sistemico relazionale e psicologa di area psico oncologica.

Da anni accompagno donne che stanno affrontando o hanno affrontato un carcinoma mammario, e che sentono che qualcosa dentro è cambiato profondamente.

Non solo nel corpo.

Ma nel modo di vedersi, di sentirsi, di stare nel mondo.

Spesso chi arriva da me porta con sé una sensazione difficile da spiegare:

come se la propria vita si fosse improvvisamente spezzata in un “prima” e un “dopo”.

“Non mi riconosco più.”

“Mi sento sopraffatta.”

“Non so come stare dentro a tutto questo.”

E io lo so.

Perché quando arriva una diagnosi, non cambia solo ciò che accade fuori.

Cambia il tempo, cambiano le priorità, cambia il modo in cui ci si guarda allo specchio e il modo in cui si abita il proprio corpo.

Il Metodo

Nel mio lavoro ho scelto di non fermarmi solo alle parole.

Integro la psicoterapia con la psico-oncologia e la neuropsicologia, utilizzando approcci evidence-based come la terapia EMDR insieme a pratiche di consapevolezza Mindfulness.

Perché so che esperienze così profonde non si elaborano solo a livello razionale: attraversano il corpo, le emozioni, i pensieri e il modo in cui tutto questo continua a vivere dentro di noi.

Un lavoro che aiuta a stare dentro a ciò che c’è, senza esserne travolte.

A riconoscere e attraversare ansia, paura e smarrimento, ritrovando poco alla volta un senso di stabilità e continuità dentro di sé.

Mi sono formata con rigore, ma ciò che porto davvero nel mio lavoro è uno sguardo attento, rispettoso e profondamente umano verso ogni storia.

Per me non esiste un modo giusto di reagire.

Esiste il tuo modo.

E da lì si parte.

Quello che vedo accadere, nel tempo, è qualcosa di molto prezioso.

Non un “tornare come prima”.

Ma un ritrovarsi.

In un modo nuovo, più consapevole, più autentico.

Per me la terapia è uno spazio sicuro, in cui poterti fermare, respirare e rimettere insieme ciò che sembra frammentato.

Un luogo in cui puoi tornare ad ascoltarti, senza dover essere forte per forza.

E, passo dopo passo, ritrovare un modo tuo di stare dentro a questa esperienza… senza perdere te stessa.

Grazia Dragano

Aiuto donne con carcinoma mammario che si trovano a fare i conti con qualcosa che stravolge tutto a ritrovare stabilità, continuità e contatto con se stesse, anche dentro un’esperienza che sembra spezzare ogni equilibrio.

Indirizzi e contatti

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“La mamma è malata”: parole possibili da dire ai propri figli, in uno dei momenti più difficili

May 27, 20264 min read

Quando in una famiglia arriva una malattia, non cambia solo la vita di chi riceve la diagnosi.
Cambia l’intero equilibrio.

La famiglia è un sistema vivo: ogni cambiamento in uno dei suoi membri — soprattutto quando riguarda una figura di riferimento come la madre — si riflette inevitabilmente sugli altri.

I bambini, in particolare, sono molto sensibili a questi movimenti.
Anche quando non viene detto nulla, percepiscono tensioni, silenzi, cambiamenti nei ritmi quotidiani, nelle emozioni, nei comportamenti.

E quando non ricevono spiegazioni, provano a costruirsele da soli.

È un processo naturale: i bambini cercano sempre di dare un senso a ciò che accade intorno a loro.
Il problema è che, senza parole chiare, le loro interpretazioni possono diventare più spaventose della realtà.

Per questo, anche se difficile, dire la verità — con parole adatte alla loro età — è un gesto profondamente protettivo.

Ed è proprio qui che, per molte donne che affrontano un carcinoma mammario, emerge uno dei passaggi più delicati.

Non riguarda solo la malattia in sé, ma il modo di portarla dentro la relazione con i propri figli.

“Come glielo dico?”
“Li farò soffrire?”
“E se non sono pronta a reggere le loro reazioni?”

Sono domande profonde, cariche di amore e di paura.
Domande che nascono dal desiderio di proteggere, anche quando dentro si sta attraversando qualcosa di molto difficile.

E non esiste una risposta perfetta.

Ma da un punto di vista psicologico, una cosa è importante tenerla a mente:
il silenzio non protegge davvero.

Non servono parole perfette, ma una relazione che tiene

Uno dei timori più frequenti è quello di “dire la cosa sbagliata”.

Ma nella relazione con i figli, ciò che ha più valore non è la perfezione delle parole,
bensì la qualità della connessione.

Dal punto di vista psicologico e relazionale, il senso di sicurezza non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla possibilità di attraversarle all’interno di un legame che resta.

Anche una frase semplice come:
“La mamma è malata e deve curarsi”
può essere sufficiente per iniziare.

Non è solo una comunicazione.
È un modo per mantenere il contatto, anche dentro qualcosa che spaventa.

I bambini non hanno bisogno di spiegazioni perfette. Hanno bisogno di sentire che possono fidarsi e che non sono esclusi da ciò che sta accadendo nel loro mondo.

All’interno di questa relazione, ci sono alcune cose che è importante poter dire, anche se fanno paura.

È importante chiarire che:

  • non è colpa loro
    I bambini, soprattutto i più piccoli, utilizzano il cosiddetto
    pensiero magico, attribuendo a sé stessi la causa degli eventi.

  • non saranno soli
    Anche se la malattia porterà cambiamenti nella presenza e nelle energie della madre, la relazione non si interrompe.

  • ci saranno dei cambiamenti, e verranno spiegati
    Prepararli aiuta a ridurre l’impatto emotivo di ciò che vedranno.

  • possono fare domande
    Il dialogo aperto permette loro di costruire significato.

  • le emozioni sono legittime
    Paura, rabbia, tristezza: tutto può trovare uno spazio.

Parlare, in questo senso, non è un evento unico.
È un processo relazionale continuo.

È fatto di parole che arrivano un po’ alla volta, di silenzi condivisi, di domande che emergono nel tempo.

Le ricerche mostrano che quando i figli vengono coinvolti in modo chiaro e rispettoso, i loro livelli di ansia tendono a ridursi.

Questo accade perché possono finalmente dare un significato a ciò che percepiscono, senza dover riempire i vuoti con la fantasia.

E, soprattutto, perché possono restare in relazione, anche dentro una fase di grande instabilità.

Non si tratta di eliminare il dolore.
Ma di non viverlo in isolamento.

Se non sai da dove iniziare, puoi partire da qualcosa di semplice e autentico:

“C’è una cosa importante che voglio dirti.
Non è facile per me, ma voglio che tu lo sappia da me.”

Non è necessario dire tutto subito.
È più importante aprire uno spazio, che potrà essere abitato nel tempo.

Quando non hai tutte le parole: piccoli strumenti che possono aiutare

Ci sono momenti in cui trovare le parole giuste può sembrare impossibile.

La fatica, la paura, l’emozione possono rendere difficile anche iniziare.

In questi casi, può essere utile affiancarsi a strumenti semplici, che permettono di comunicare in modo più indiretto, ma non meno efficace.

Le favole, ad esempio, rappresentano un supporto prezioso. Attraverso immagini, simboli e metafore, aiutano i bambini ad avvicinarsi a temi complessi, rendendo ciò che spaventa più comprensibile e meno travolgente.

Alcuni racconti pensati proprio per queste situazioni sono:

  • La principessa e il mostriciattolo

  • Il giardino magico

  • Storia di una cellula impazzita

Non è necessario spiegare tutto nei dettagli.
A volte, condividere una storia insieme può già aprire uno spazio di dialogo.

E se senti che questo passaggio è troppo complesso da affrontare da sola, può essere utile trovare uno spazio in cui poter pensare insieme a come comunicare, rispettando i tuoi tempi e quelli dei tuoi bambini.

A volte, anche solo condividere questo dubbio con qualcuno, può rendere il primo passo un po’ più leggero.

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Grazia Dragano – Psicologo/a
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