Email: [email protected]
Telefono: +39 3342091384
Indirizzo: La Caletta di Siniscola (Nu)

Quando in una famiglia arriva una malattia, non cambia solo la vita di chi riceve la diagnosi.
Cambia l’intero equilibrio.
La famiglia è un sistema vivo: ogni cambiamento in uno dei suoi membri — soprattutto quando riguarda una figura di riferimento come la madre — si riflette inevitabilmente sugli altri.
I bambini, in particolare, sono molto sensibili a questi movimenti.
Anche quando non viene detto nulla, percepiscono tensioni, silenzi, cambiamenti nei ritmi quotidiani, nelle emozioni, nei comportamenti.
E quando non ricevono spiegazioni, provano a costruirsele da soli.
È un processo naturale: i bambini cercano sempre di dare un senso a ciò che accade intorno a loro.
Il problema è che, senza parole chiare, le loro interpretazioni possono diventare più spaventose della realtà.
Per questo, anche se difficile, dire la verità — con parole adatte alla loro età — è un gesto profondamente protettivo.
Ed è proprio qui che, per molte donne che affrontano un carcinoma mammario, emerge uno dei passaggi più delicati.
Non riguarda solo la malattia in sé, ma il modo di portarla dentro la relazione con i propri figli.
“Come glielo dico?”
“Li farò soffrire?”
“E se non sono pronta a reggere le loro reazioni?”
Sono domande profonde, cariche di amore e di paura.
Domande che nascono dal desiderio di proteggere, anche quando dentro si sta attraversando qualcosa di molto difficile.
E non esiste una risposta perfetta.
Ma da un punto di vista psicologico, una cosa è importante tenerla a mente:
il silenzio non protegge davvero.
Uno dei timori più frequenti è quello di “dire la cosa sbagliata”.
Ma nella relazione con i figli, ciò che ha più valore non è la perfezione delle parole,
bensì la qualità della connessione.
Dal punto di vista psicologico e relazionale, il senso di sicurezza non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla possibilità di attraversarle all’interno di un legame che resta.
Anche una frase semplice come:
“La mamma è malata e deve curarsi”
può essere sufficiente per iniziare.
Non è solo una comunicazione.
È un modo per mantenere il contatto, anche dentro qualcosa che spaventa.
I bambini non hanno bisogno di spiegazioni perfette. Hanno bisogno di sentire che possono fidarsi e che non sono esclusi da ciò che sta accadendo nel loro mondo.
All’interno di questa relazione, ci sono alcune cose che è importante poter dire, anche se fanno paura.
È importante chiarire che:
non è colpa loro
I bambini, soprattutto i più piccoli, utilizzano il cosiddetto pensiero magico, attribuendo a sé stessi la causa degli eventi.
non saranno soli
Anche se la malattia porterà cambiamenti nella presenza e nelle energie della madre, la relazione non si interrompe.
ci saranno dei cambiamenti, e verranno spiegati
Prepararli aiuta a ridurre l’impatto emotivo di ciò che vedranno.
possono fare domande
Il dialogo aperto permette loro di costruire significato.
le emozioni sono legittime
Paura, rabbia, tristezza: tutto può trovare uno spazio.
Parlare, in questo senso, non è un evento unico.
È un processo relazionale continuo.
È fatto di parole che arrivano un po’ alla volta, di silenzi condivisi, di domande che emergono nel tempo.
Le ricerche mostrano che quando i figli vengono coinvolti in modo chiaro e rispettoso, i loro livelli di ansia tendono a ridursi.
Questo accade perché possono finalmente dare un significato a ciò che percepiscono, senza dover riempire i vuoti con la fantasia.
E, soprattutto, perché possono restare in relazione, anche dentro una fase di grande instabilità.
Non si tratta di eliminare il dolore.
Ma di non viverlo in isolamento.
Se non sai da dove iniziare, puoi partire da qualcosa di semplice e autentico:
“C’è una cosa importante che voglio dirti.
Non è facile per me, ma voglio che tu lo sappia da me.”
Non è necessario dire tutto subito.
È più importante aprire uno spazio, che potrà essere abitato nel tempo.
Ci sono momenti in cui trovare le parole giuste può sembrare impossibile.
La fatica, la paura, l’emozione possono rendere difficile anche iniziare.
In questi casi, può essere utile affiancarsi a strumenti semplici, che permettono di comunicare in modo più indiretto, ma non meno efficace.
Le favole, ad esempio, rappresentano un supporto prezioso. Attraverso immagini, simboli e metafore, aiutano i bambini ad avvicinarsi a temi complessi, rendendo ciò che spaventa più comprensibile e meno travolgente.
Alcuni racconti pensati proprio per queste situazioni sono:
La principessa e il mostriciattolo
Il giardino magico
Storia di una cellula impazzita
Non è necessario spiegare tutto nei dettagli.
A volte, condividere una storia insieme può già aprire uno spazio di dialogo.
E se senti che questo passaggio è troppo complesso da affrontare da sola, può essere utile trovare uno spazio in cui poter pensare insieme a come comunicare, rispettando i tuoi tempi e quelli dei tuoi bambini.
A volte, anche solo condividere questo dubbio con qualcuno, può rendere il primo passo un po’ più leggero.
Grazia Dragano – Psicologo/a
Professionista iscritto all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna n. 2972
P.IVA 01486930918
Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono in alcun modo un percorso psicologico o psicoterapeutico. Le prestazioni sono svolte nel rispetto del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
© 2026 Grazia Dragano – Tutti i diritti riservati.
Sito realizzato da Forepsy srl